Robbie Williams – Shes The One (Lyrics)

Il “VIEUSSEUX”

” la squadra dei sogni “


Prefazione

“Ogni ragazzino che inizia a giocare a pallone sogna di finire in una grande squadra, magari di serie A, ma il sogno più puro e forse più bello è quello di avere una squadra tutta sua, dove non essere uno dei tanti, ma dove potersi sentire per sempre parte  di essa, anche quando non ci sarà più il fiato di rincorrere quel pallone che non finisce mai di rotolare……”

Questo racconto, che non ha la pretesa di essere considerato un best seller, è dedicato a tutti quei ragazzi, perché sempre di ragazzi si deve parlare anche se molti di loro oggi hanno superato la quarantina, che si sono resi protagonisti di un piccolo grande miracolo calcistico che dura da quasi venti anni. Molti di loro non hanno più contatti con la “squadra”, molti di loro non ricorderanno neanche più di averne fatto parte, molti di loro non sanno neanche che la squadra esiste ancora e neppure lontanamente se lo immaginano, molti di loro hanno mollato perché i tempi erano cambiati e la squadra era diventata troppo squadra e troppo poco gruppo di amici, alcuni di loro ci sono ancora,  ma a tutti va e rimane il merito di aver contribuito per quanto non importa all’esistenza del Vieusseuux ed ognuno di loro  fa parte di questa storia.

Prima parte

Cap. 1

La sede di Via Romagnosi

Anno 1984, la Fiorentina dell’era Pontello ha creato entusiasmo in città, i tifosi sono in fermento, da alcuni anni si lotta per lo scudetto, i club della curva aumentano sempre di numero, sono sempre più organizzati e nelle loro sedi ogni sera è un pullulare di ragazzi colorati di viola.

Il Viola Club Vieusseux, club storico alla cui guida c’era ( e  c’è tutt’ora) Valter Tanturli ha la sede in un piccolo e stretto locale di Via Romagnosi nel quale si fa fatica ad entrare e le cui pareti sono tappezzate di foto e sciarpe. Quasi ogni sera ci troviamo là, noi malati di calcio e Fiorentina, e parlando a qualcuno viene l’idea di formare una squadra di calcio e partecipare a qualche torneino. Viene attaccato un foglio alla parete del tipo: “cercasi giocatori di calcio per squadra del club” ed in poco tempo ci iscriviamo in molti al punto che Valter, pur brontolando come sempre, cede alle insistenze e dà il proprio assenso a far partire il progetto se pure con la premessa che tutto dovrà filare per conto suo. Viene trovato anche l’allenatore, tale Paolo Crescioli, che si vanta di aver fatto parte delle giovanili della Fiorentina e di essere un intenditore di calcio, ma che aveva il difetto (grave) di non poter vedere Antognoni.

E così ci iscrivemmo al nostro primo torneo di calcio a 7, nel campetto di Via Faentina, parrocchia di San Giuseppe. Non ricordo come andò a finire, ma l’importante era iniziare e, nella successiva Primavera del 1985 la squadra del Viola Club Vieusseux si presentò al Torneo “G. Antognoni” (guarda caso) che si svolgeva nel campo di Viale Malta.

La partecipazione fu onorevole, al di là delle previsioni, ci piazzammo quarti ed il Gruppo prendeva fiducia e la voglia di partecipare ad un vero Campionato cresceva e così fu…..

Cap. 2

Il primo Campionato

La scelta della Federazione alla quale affiliarsi fu in buona parte condizionata dal fatto che a quei tempi si diceva che il calcio amatoriale dell’Arci Uisp era troppo violento e poco giocato, mentre quello dell’ Aics, relativamente giovane, ma in costante ascesa, era più tecnico e “tranquillo”.

E così, vestiti con le gloriose maglie viola con la scritta “Opel”, in una soleggiata  domenica mattina del settembre 1985, il Vieusseux scese in campo per la sua prima ufficiale di campionato incontrando una squadra, la Sanger, che in seguito avremmo incrociato molte altre volte. Per la cronaca l’incontro lo vincemmo 5-2 con una tripletta di un ragazzino scaltro e veloce, Stefanino Gabbrielli.

In alto da sin.: Nocentini, Frezza, Benedetti, Valeriani, Lazzeri, Pomposi, Chiti, Crescioli (All.), accosciati da sin.; Soletti, Giuliani, Stellini, Spadoni, Gabbrielli, Teodorosi. (Gara Vieusseux-Sanger 5-2 , settembre 1985)

Di quel primo anno rimane da dire che la squadra era formata da due gruppi ben distinti: il gruppo del viola club ed un gruppo portato dall’allenatore che non brillava per simpatia.

Comunque tra alti e bassi il Vieusseux fece la sua onesta figura piazzandosi a centro classifica ed a fine anno tutto fu rimesso in discussione in quanto Paolo Crescioli ed il suo “gruppo” se ne andarono dicendo che senza di loro……..

Beh, senza di loro, l’orgoglio di provare a continuare da soli ci unì e ci fece intraprendere la nostra meravigliosa avventura.

Io ero arrivato al Vieusseux con una reputazione di ottimo portiere avendo alle spalle 15 anni giocati a buon livello, ma ormai la mia carriera di giocatore era giunta al termine, i problemi agli occhi non mi davano tregua e, la paura non deve essere conosciuta da un portiere e, prima di rovinare sul campo il mio passato, decisi di smettere i guanti ed accettare l’invito di provare a fare il Mister.

Sinceramente avevo avuto dei buoni maestri e, sin dal primo giorno cercai di mettere in pratica ciò che avevo visto fare da loro con umiltà e cercando di fare leva sull’unità del gruppo, la voglia di dimostrare che potevamo riuscire ad essere una squadra e chiedendo solo una cosa che, devo dire, sin da subito e per quindici anni non è mai mancata: il rispetto reciproco.

Cap. 3

Paragrafo

I pionieri

Di quei primi tre-quattro anni che sembrano lontanissimi, si parla del 1987/90, in cui ci allenavamo al “Poliri” il lunedì sera, è bello ricordare lo spirito di amicizia che ci univa, l’entusiasmo di allenarci insieme e di giocare con impegno, ma anche con spensieratezza coscienti dei nostri continui miglioramenti sia tecnici che dal punto di vista di gestione della squadra.

Spesso, per non dire quasi sempre, gli avversari ci facevano i complimenti per il nostro modo di giocare, per la nostra correttezza e per il fatto che ovunque e sempre avevamo la panchina piena.

Citare i personaggi di quel tempo è sempre bello, la formazione iniziava con : Teodorosi, Lazzeri, Pratesi…. Lo sapevano tutti, c’era Stefanino che continuava imperterrito a fare goal, c’erano  Fabio Stellini ed il Ragno che ci sono ancora e dei quali parleremo in seguito, c’era Sandrino Marsicola libero / centrocampista dai piedi buoni che ci faceva morire dal ridere con le sue uscite contro gli arbitri o quando si autoaccusava  platealmente dopo un errore, c’era il Garamanti che caracollava sulla fascia, c’era Sandrino Anzidei detto “Cavallo” per le sue sgroppate seguite da lunghe pause con le mani sui fianchi precursore delle trasformazioni delle ali in terzini fluidificanti, c’era Simone Chiti stopper potentissimo che una la giocava e due stava fuori per squalifica, c’era Luca Soletti detto “Amarildo” per il suo colorito olivastro, ragazzo squisito a me molto vicino (infatti lo tenevo sempre in panchina), c’era Marzio Bianchini che non ci dava pace con i racconti delle sue conquiste amorose (spesso inventate) e che voleva giocare centravanti, ma sarebbe stato un ottimo portiere, c’era Riccardo Bellini, un ragazzo che ha dato moltissimo alla squadra  sia in campo che fuori e che si è reso protagonista di iniziative eccezionali come il giornale della squadra, ha iniziato e finito la carriera da mediano sempre a lottare in mezzo al campo, c’era Gianni Rialti detto “Panza”, dal fisico possente (oltre 100 kg), ma dalla buona tecnica ed in possesso di un gran tiro e di un ottimo appetito…., c’era Andrea Fiesoli mediano ringhioso e dalla lingua tagliente, ma simpatico come pochi, c’era Roberto Tortelli, alto alto che, per prendere un pallone di testa doveva essere guidato, c’era Manlio di cui nessuno ha mai saputo la provenienza n’è l’età, si sapeva solo che veniva a giocare l’inverno in moto con i sandali e stava costruendo una nave a Scandicci…..Chissà se l’ha finita……, c’era Stefano Barsanti forse a quei tempi il calciatore più completo,  centrocampista di classe e dal goal facile, per lui due gravi infortuni all’inizio e poi tanti anni da titolare inamovibile, c’era Andrea Lazzeri, il capitano di allora terzino destro titolare per dieci anni consecutivi, una colonna della squadra in campo e fuori, c’era Robertino Pratesi una freccia sulla fascia sinistra, c’era il “Bersagliere” Enrico Manuelli che faceva gli allenamenti con la maglia n. 7 del Buitre che al momento del suo abbandono ci ha lasciato in eredità la sua boccetta di olio canforato ben infiocchettata, c’era il grande (in tutti i sensi) Teo, al secolo Stefano Teodorosi, portiere dalle ottime doti di piazzamento, un po’ penalizzato dal suo fisico pesantoccio, ma per molti anni numero 1 indiscusso, e poi tanti altri ancora che ci vorrebbe una vita a nominarli tutti.

La prima maglia

Cap. 4

Le trasferte a Milano

Correva la primavera del 1988 quando si realizzò un evento che rimarrà nella storia del Vieusseux. Grazie agli agganci con l’ex cognato del Mister, Gianni, personaggio infiltrato negli ambienti del Milan, fu possibile organizzare una trasferta di due giorni a Milano con annessa partita.

L’emozione era palpabile, per molti di noi era la prima volta che si recava fuori dai confini cittadini per giocare a calcio, sicuramente per tutti sarebbe stata un’esperienza affascinante dormire in albergo con la squadra, passare il sabato sera per le strade di Milano, sfidare avversari prestigiosi vestendo i mitici colori biancorossi.

Tutto filò liscio sino all’arrivo in Albergo, quante volte avevamo sognato di scendere con la borsa da calcio e non con le valige da viaggio…., poi, ignari delle distanze di Milano ci fu una camminata..defaticante per raggiungere la pizzeria (circa 6 chilometri), infine la solita abbuffata generale, una serata non proprio da atleti ed una notte con alcuni che dormirono sui tavoli dei corridoi dell’albergo Garden.

La mattina dopo, nonostante tutto, ci presentammo in un bellissimo campo, completamente erbato, della B.N.A.  e giocammo la nostra gara con onore soccombendo di misura a pochi istanti dal termine. Gli avversari che avevano in panchina il vice allenatore del Milan, Tessari, furono molto ospitali, vennero distribuiti premi ed infine ci trasferimmo in una fattoria della Brianza, raggiunta dopo non peche peripezie stradali,  per un mega pranzo dove dimostrammo tutto il nostro valore…….

Ormai il Vieusseux era diventato nazionale e quella non fu che la prima di una lunga serie di trasferte delle quali parleremo tra un po’ e come si dice sempre: la prima volta non si scorda mai…

Cap. 5

Nasce la Società

Alla fine della stagione 1989/90 cominciava a starci stretto lo spazio che il Viola Club Vieusseux  dedicava alla squadra di calcio, soprattutto per le regole ferree imposte da Valter Tanturli in termini di pagamento di quote sociali e di obbligatoria partecipazione alle partite della Fiorentina. Ormai nel gruppo arrivavano sempre più spesso ragazzi che provenivano un po’ da tutte le parti e che non necessariamente erano frequentatori assidui dello stadio. Con molta franchezza comunicammo a Valter il nostro intento di staccarci per formare una società sportiva autonoma, lo ringraziammo per l’appoggio che ci aveva fornito sino a quel momento e costituimmo il “ G.S. VIEUSSEUX CALCIO ‘91”  con la forma di associazione sportiva dilettantistica regolarmente registrata con tanto di Statuto e Partita Iva. La squadra diventava nostra a tutti gli effetti.

Cap. 6

“Tutti possono giocare nel Vieusseux “

Il biglietto da visita per chi voleva entrare a far parte del gruppo non era certamente quello di essere un buon giocatore di calcio, ma a chiunque si presentava veniva sempre ripetuto lo stesso ritornello: “L’importante è che tu sia un bravo ragazzo, che tu sappia rispettare le regole del gruppo, i compagni ed il  mister e che tu non pretenda di giocare titolare, poi vedrai che non ci saranno problemi”; su queste basi decine di ragazzi sono arrivati nei modi più disparati al Vieusseux ed una volta iniziati gli allenamenti, ne sono stati conquistati tanto che non ricordo casi di qualcuno che abbia rinunciato a proseguire l’esperienza. La forza della squadra si fondava, oltre che su regole semplici e e su un’ottima organizzazione, su una grande dose di umanità ed un senso di appartenenza che contagiava immediatamente i nuovi venuti,  facilitando il loro inserimento.

Nel Vieusseux non vi sono mai state discriminazioni razziali, né politiche, non vi sono mai state polemiche o discussioni, anzi, mi piace ricordare alcune epiche sfide pre-elettorali in allenamento tra simpatizzanti di destra e di sinistra con alcuni elementi di abile trasformismo, che giocavano indifferentemente da una parte o dall’altra senza mai sbilanciarsi….

La squadra ha accolto anche alcuni stranieri come l’americo/brasiliano Mack Daniel, ragazzo di buona tecnica che aveva il difetto di non fare mai la doccia dopo partite ed allenamenti; per risolvere tale spinoso problema, durante una gara al Galluzzo, dove il soggetto sedeva in panchina, all’inizio del secondo tempo gli chiesi di fare riscaldamento a bordo campo, per poi dimenticarlo per lunghi 40 minuti sotto una pioggia fittissima; ad un minuto dal termine lo richiamai dicendogli che non lo avrei fatto entrare, ma avevo ottenuto un grande risultato: gli avevo fatto fare una bella doccia!

Hanno giocato nel Vieusseux anche il Francese Albert ed il senegalese Abdul senza lasciare comunque ricordi particolari.

Cap. 7

I nuovi arrivi.

Con il nostro racconto siamo arrivati agli anni novanta, la squadra si è via via consolidata, ottiene buoni risultati senza infamia e senza lode. Il gruppo storico è sempre presente e, proprio in questo periodo vi sono gli arrivi di altri ragazzi che faranno la storia degli anni a venire.

Il primo ad arrivare è Riccardo Filippini, tipo estroso (fin troppo), ma dalle doti tecniche e dalla simpatia superiore alla media, poi tocca a Massimo Lotti, massiccio difensore al quale saranno affidate le marcature più difficili, un vero “pilastro”, ed ancora Jonathan Gallori, forse il giocatore di maggior classe che il Vieusseux abbia mai avuto, sicuramente meritevole di categorie ben superiori ed infine Simone Guerri, soldatino di fascia destra, primo caso di giocatore inviatoci dall’Aics per la nostra serietà. Assieme a loro giunge anche Mauro Alocci, signore con pancetta di 35 anni, mai giocato a calcio che da allora si allena con il piglio di un ragazzino seppure impiegato di rado ed ha avuto il grande merito di diventare il magazziniere della squadra, compito gravoso ed importantissimo.

In quel periodo sono approdati per alcuni campionati anche due ottimi portieri  come il simpaticissimo Maurizio Pellegrini e l’estroso Alessio Castagnoli che hanno contribuito non poco alla crescita della squadra .

E così cominciarono ad arrivare i primi risultati come due semifinali di Coppa Firenze, due partecipazioni molto onorevoli alla Coppa Toscana, nelle quali fummo eliminati solo per differenza reti e solo perché giocammo i ritorni in trasferta in condizioni di assoluta emergenza e dei piazzamenti in campionato sempre più a ridosso delle prime.

Sempre a partire dagli anni novanta, le trasferte fuori regione si indirizzarono verso la Liguria.

Instaurammo infatti un rapporto di amicizia con Pino di Genova con il quale iniziammo una tradizione che dura ancora, cioè quella di trovarsi ogni anno per disputare un incontro oppure un triangolare. Vi sono state trasferte memorabili in campi più o meno belli, in alberghi più o meno di lusso, con risultati più o meno positivi, ma l’emozione e il divertimento sono sempre stati assicurati.

Nel settembre 1994 giocammo un triangolare a Valmadrera, provincia di Lecco, in un impianto sportivo fantastico e superammo le compagini di Lecco e Genova aggiudicandoci il Torneo.

A parte l’importanza dello stesso e la bellezza della trasferta nel complesso, con la squadra che alloggiò in un bellissimo albergo sul lago di Como con annesso ristorante e che finì la serata in una vicina birreria  ad ammirare le performances strabilianti di  Bruno (Ultras doriano) nell’ingurgitare ettolitri di birra, questo fu in primo vero successo del Vieusseux dopo tanti piazzamenti nei vari campionati e tornei.

Al termine del torneo abbandonò l’attività il capitano di allora, Andrea Lazzeri, e la fascia fu consegnata a Fabio Stellini dal cui braccio non è più stata tolta e che oggi viene chiamato da tutti semplicemente “Capitano”.

Sempre in quegli anni il nostro campo sia di allenamento che per le gare era quello di Brozzi dove ci meritammo, da parte della “stampa” l’appellativo di “Leoni bianchi di Brozzi” per alcune prestazioni di grande carattere ed agonismo.

Cap. 8

La promozione.

La Stagione 1995/96, iniziò come tante altre, il gruppo era più o meno lo stesso, non erano arrivati nuovi giocatori, a parte un portiere, Stefano Fanetti ed un difensore, Roberto Venturini,  che facessero pensare ad un salto di qualità ed il campionato andava avanti piuttosto stancamente, tanto che alla fine del girone di andata, eravamo molto vicini alla zona retrocessione, poi improvvisamente……..  ….

Improvvisamente cominciammo a vincere una partita dopo l’altra, rimontando posizioni su posizioni, segnando una strabiliante media di tre/quattro goal a partita tanto che a tre giornate dalla fine del campionato eravamo terzi ad un punto dalla seconda, l’Andrea del Sarto e, guarda caso, proprio sul loro campo dovevamo giocare la successiva partita. Era uno “spareggio”!

Io non so cosa succeda ad un gruppo in determinate situazioni, si crea un atmosfera quasi irreale in cui tutti credono fortemente di essere invincibili e si trasmette ed al tempo stesso si prende dai compagni una forza interiore eccezionale, non vi è più paura né incertezza, solo voglia di vincere per arrivare ad un qualcosa che sino ad allora nessuno di noi aveva mai immaginato: vincere un campionato e salire di categoria.

La vigilia dello scontro diretto con l’Andrea del Sarto fu carica di tensione, noi eravamo forti del fatto di aver rimontato 8 o 9 punti ai nostri avversari ed io ero sicuro che la squadra fosse ben preparata mentalmente e tatticamente ed invece…giocammo un primo tempo da schifo, timorosi come non mai, molli sulle gambe, senza nerbo né testa e chiaramente passammo in svantaggio per 1-0. In panchina ero incredulo di quello che stava succedendo, non potevo credere che avremmo gettato tutte le nostre speranze al vento senza neppure lottare, qui non si trattava di  dover apportare modifiche tattiche o di fare sostituzioni, qui l’unica speranza era tentare di scuotere le menti e l’orgoglio dei miei ragazzi e così i muri dello spogliatoio tremarono. Avevo di fronte un gruppo di giocatori distrutti che sedevano in silenzio senza parole, coscienti che stavano gettando al vento un’occasione unica dopo undici anni di anonimato e vomitai loro addosso tutta la mia rabbia nel tentativo di scuoterli dal loro torpore.

Risultato: un secondo tempo da belve assatanate, un agonismo esasperato, sicuramente non previsto dai nostri avversari al punto che, rimasti in dieci per l’espulsione di Massimo Lotti che potava tutto quello che gli passava accanto in ogni zona del campo, fummo capaci di ribaltare il risultato con i goal di Filippini e Stellini e mettere una grande ipoteca sulla promozione.

E due settimane dopo, nel nostro campo di Brozzi, fasciato con i nostri colori ed invaso da fumogeni e quant’altro , superammo di slancio Le Sieci per 3-1 centrando un obiettivo storico tra lacrime di gioia irrefrenabile, era stato realizzato un sogno.

Posso tranquillamente affermare che, anche se in seguito avremmo centrato vittorie più prestigiose, la gioia per quella promozione, per il gruppo che l’aveva raggiunta, per il modo in cui era giunta, rimarrà unica ed indelebile per sempre.

I protagonisti di quella stagione furono. Teodorosi, Fanetti, Lotti, Venturini, Pratesi, Bellini, Rialti, Bianchini, Rausse, Guerri, Stellini, Gallori, Barsanti, Filippini, Gabbrielli, Alocci.

La maglia della promozione

Cap. 9

A scuola di Prima serie.

L’anno successivo, era il 1996/97, ci apprestammo ad affrontare la prima serie con lo stesso gruppo che aveva centrato la promozione. La preparazione fu impostata in modo da partire rapidamente e non subire contraccolpi psicologici. Non si può dire che ciò non avvenne, in quanto, dopo tre giornate eravamo addirittura primi in classifica con due vittorie ed un pareggio, ma era solo un’illusione. A riportarci sulla terra fu la “Juventus” dell’Aics, ovvero il Bagno a Ripoli, la squadra più scudettata, che ci umiliò rifilandoci un secco 3-0 senza appello.

E lì si ruppe qualcosa, alcuni giocatori tra i più rappresentativi, persero il senso della realtà credendo di essere diventati più forti degli avversari non so bene per quale misterioso motivo e dimenticando che il nostro gruppo doveva lottare soprattutto con umiltà e compattezza; inoltre la preparazione leggera ben presto si dimostrò un boomerang in quanto terminavamo tutte le gare con il fiato corto. E così, pur con onore e senza mai mollare, le sconfitte venivano una dopo l’altra, spesso di misura e per episodi sfortunati.

Combattemmo sino alla fine del campionato, ottenendo anche risultati di prestigio come le vittorie sull’Antella, sulle Caldine e sul San Felice, ma alla fine ci trovammo retrocessi per due punti.

Quando già pensavamo di ripartire dalla seconda serie, la federazione ci chiamò proponendoci, come miglior squadra piazzata tra le retrocesse, di essere ripescati in quanto un’altra squadra aveva dato forfeit.

Nella vita a volte si deve anche saper dire di no di fronte a cose che piacciono, a volte si dovrebbe far funzionare la ragione rispetto all’emozione, ma non fu così. Nonostante le perdite di Jonathan Gallori, passato al Ponte a Mensola, e di Stefano Fanetti ed il mancato arrivo di validi sostituti e rinforzi ad eccezione di Alessandro Venturini, che farà parlare di sé in seguito, accettammo la proposta di ripescaggio e……..cademmo nella rete!

I numeri di quel campionato parlano di 4 soli punti raccolti, frutto di altrettanti pareggi, di nessuna vittoria ed un numero impressionante di sconfitte e reti subite. Numeri che potevamo distruggere il gruppo, che potevano umiliare atleti, dirigenti e tecnico, come un uragano può fare con le capanne dei pescatori, ma noi siamo …il Vieusseux (barcollo ma non crollo)

Ogni gara ci proponevamo di far meglio, che ci sarebbe stata la svolta, eravamo sempre puntuali agli allenamenti ed alle gare, la panchina era sempre piena, cercavo motivazioni impossibili per dare una speranza, per tenere in piedi una squadra presa a schiaffi, non potevo sapere che tutto quello che stava accadendo ci avrebbe resi ancora più forti dentro, che ci avrebbe  caricati di un desiderio di rivincita immenso.

La seconda maglia diventa giallo-nera

Cap. 10

La rinascita

Alla fine di quella stagione disgraziata, durante la partecipazione ai tornei estivi, arrivò nel gruppo un certo Andrea Mechini, ex portiere professionista, che, non avendo più voglia di sacrificarsi in squadre di categoria, scelse di scendere tra gli “amatori” per continuare a giocare al calcio divertendosi a fare l’attaccante.

La prima volta che lo conobbi mi disse: “Mister non abbia riguardo, per me va bene anche la panchina”, in fondo era un ex portiere e così partì in panchina per entrare nel secondo tempo di una gara che non ricordo. Due minuti, primo pallone toccato e gol, dieci minuti, secondo pallore ed ancora gol….Andrea Mechini non è più tornato in panchina da quel giorno per quattro lunghi anni, tanti quanto ha giocato nel Vieusseux con la maglia numero 7.

I suoi numeri sono questi: 182 gare giocate e 215 gol realizzati, semplicemente strabiliante!!

Bastò quello per ridare fiducia all’ambiente e se poi aggiungiamo che all’inizio della successiva stagione (1998/99) ci fu il grande ritorno di Jonathan Gallori, l’arrivo di un libero di grande esperienza come Claudio Zangarelli, di un giovane promettente come Omar Pellegri, di un gran giocatore come Franco Contini, si può facilmente intuire come la squadra si fosse assai rinforzata.

Ci fu una presentazione della stagione ufficiale in cui i buoni propositi si sprecarono, ma non furono promesse al vento.

Quella squadra aveva indubbiamente delle “stelle” come Mechini, Gallori, Zangarelli, ma poggiava le sue basi su un gruppo che negli anni si era fortificato di esperienza e che era compatto in ogni sua componente. Per vincere è necessario avere igiocatori che fanno la differenza, ma senza il “gruppo” non si vince e quel “Vieusseux” era soprattutto un grande “Gruppo”, dove ognuno poteva esprimersi per quello che valeva, dove ognuno era considerato per quello che dava anche solo con la sua presenza agli allenamenti, dove il rispetto con il Mister e tra i compagni era la prerogativa principale assieme alla voglia di divertirsi.

Per vincere questi sono gli ingredienti necessari ed inevitabilmente vincemmo il campionato di seconda serie a mani basse, sospinti dai gol del Mek, dalle giocate di classe di Jongi, dall’esperienza dello Zangao, dalle parate di Saponetta Venturini, dalla grinta dei difensori Aioo, Ragno, Pilastro Lotti, Secco Venturini, dal cuore del Capitano, di Baobab Bellini, dalla sapiente regia del Barsa e dall’apporto importantissimo di Omarino, Alessio, del solito Mauro Alocci e di Marzio e Stefanino, due senatori che hanno fatto la storia del Vieusseux dal 1985 e che,, pur giocando di meno, hanno dato il loro bel contributo.

Non ci accontentammo di vincere il nostro girone di seconda serie, ma andammo a vincere anche la finalissima, che aggiudicava. Lo scudettino sulla maglia, con un perentorio 4-2 sul San Felice con tripletta di Mechini e una splendida prestazione  di Marzio Buanchini, rispolverato portiere per l’indisponibilità di Saponetta Venturini.

Quell’incontro fu disputato ad Ugnano su un terreno fangoso a causa della grande pioggia caduta nel pomeriggio e rimane di quel giorno un’immagine bellissima della squadra vittoriosa, abbracciata nel fango a fine gara ed immortalata da una foto storica.

L’ingrandimento di quella foto campeggia nell’ingresso di casa mia ed ogni giorno che la vedo mi vengono ancora i brividi.

Mi piace raccontare un episodio, accaduto nell’ultimo allenamento prima di quella finale.

Dopo aver parlato dell’importanza di quella partita, che allora poteva essere definita come la più importante mai giocata dal Vieusseux e dopo aver svolto tutto l’allenamento, a due minuti dal termine della partitella, dove avevo raccomandato attenzione a non farsi male, i ragazzi pensarono bene di giocarmi uno scherzo. Su una palla vagante piombarono Mechini e Gallori che, dopo lo scontro, caddero a terra urlando di dolore uno per il ginocchio ed uno per lka schiena. Mi si ghiacciò il sangue, per lunghi ed interminabili attimi pensai di perderli per la finale tanto veritiera sembrava la scena. Mentre cercavo di rendermi conto della gravità delle loro condizioni, i due si rialzarono ridendo assieme a tutti gli altri; grandissimi figli di buone donne, ma alle mie coronarie non ci pensava nessuno!!

La stagione si concluse in modo trionfale in quanto, rinforzati dai prestiti di Andrea Basciu, Tyson Bartolini, Leo e Giulio del Peretola, vincemmo il Torneo Giglio Rosso-Blu a Brozzi, manifestazione alla quale abbiamo sempre tenuto moltissimo, soprattutto perché viene giocata su di un campo splendido..

Cap. 11

Lo scudetto

L’anno successivo, era la stagione 1999/2000, arrivarono quattro nuovi ragazzi che si rivelarono importantissimi: Alessandro Geremei detto  “il professore”, data la sua laurea in legge, che tutto sembrava meno che un avvocato ed…un calciatore, piuttosto poteva sembrare un deportato da Auschwitz, ma che giocava da libero come non ho mai visto nessun altro; Carlo Montelatici, poi soprannominato Sir Charles, per la sua Plomb e la sua classe da nobile inglese, naturalmente di ruolo centrocampista; Umberto Galaverni, detto il biondo per la sua chioma fluente, che andò a coprire con successo la fascia sinistra del campo; Luciano Bazzoli, in seguito detto “fichini” per le scene di dolore dopo gli scontri in campo, ma che in quanto a dinamicità, tecnica e senso tattico nel mezzo al campo aveva ed ha pochi rivali; va inoltre detto che i “vecchi” come i fratelli Venturini uno portiere, l’altro difensore, che già negli albori del Vieusseux avevano fatto una fugace apparizione nella squadra per poi ritornarvi in pianta stabile a metà degli anni novanta, diedero un apporto fondamentale in campo , ma anche fuori, sempre presenti e concentrati sugli obiettivi da raggiungere e sempre pronti a fare gruppo.   L’unico ragazzo che lesciò fu Franco Contini, detto aioo, che alla soglia dei 40 anni decise di dedicarsi alla sua numerosa famiglia di donne nella sua casa in campagna, ritirandosi da vincitore ; grande giocatore e grande uomo.

Non poteva esserci migliore miscela di una squadra rinforzata, di un gruppo sempre più solido e soprattutto animato da una gran voglia di rivincita nei confronti di chi, due anni prima, ci aveva umiliato, ma non abbattuto.

Già in preparazione capimmo che avevamo i mezzi per ben figurare, battendo in amichevole squadre del calibro della Floriagafir, terza categoria FIGC, DEL Peretol a e della Rufina, squadre sempre ai vertici dell’Eccellenza Arci Uisp, ma la nostra vera forza era l’umiltà con cui affrontammo il campionato, spesso scherzando su quall’obiettivo dichiarato di arrivare alle coppe regionali piazzandosi nelle prime quattro posizioni.

Da subito dimostrammo di essere una squadra difficile da battere, che poco subiva, ma anche poco segnava e quindi spesso pareggiava, muovendo la classifica e rimanendo sempre in una posizione tranquilla .

Alla fine del girone di andata subimmo due sconfitte con l’Antella e con l’Everest Galluzzo che ci mandarono a 8/9 punti dalle prime tre quattro squadre in classifica.  Poi qualcosa si sbloccò, cominciammo a segnare goal a grappoli, soprattutto con il bomber Mechini continuando a non subirne quasi mai e le vittorie arrivarono una dietro l’altra; ma quella che ci diede una spinta eccezionale fu quella conquistata sul campo del Circolino, dominatore di quei tempi che guidava la classifica insieme all’Antella, lì capimmo di essere veramente forti, ma che forse era troppo tardi per cullare sogni di gloria.

Ed invece il Circolino accusò qual colpo in modo clamoroso, non perdeva in casa da una vita, e crollò di schianto mentre l’Antella reggeva se pur rallentando il passo, mentre il Vieusseux mise in fila sette vittorie ed un pareggio.

A tre giornate dalla fine eravamo risaliti sino alla seconda posizione, macinando tutto e tutti, a tre punti dall’Antella che avremmo incontrato in casa nella successiva gara, ma avevamo un calendario molto più difficile nelle ultime due gare rispetto ai nostri avversari. Il big metch non ebbe storia, con un gol per tempo del solito Mechini, ci sbarazzammo dell’Antella riducendo le distanze ad un misero punticino: perché non crederci?

La penultima giornata giocammo il lunedì in casa dell’Ataf, a Peretola su un campo impossibile, ma passammo con una grande prestazione per 2-0, mentre l’Antella doveva affrontare il sabato successivo in casa il Bomber Group, squadra di bassa classifica, sembava che niente dovesse cambiare, ed invece, i nostri avversari,in vantaggio per 3-2 a pochi minuti dal termine, si suicidarono perdendo addirittura per 4-3. Per la prima volta nella storia del Vieusseux eravamo primi in classifica ed avremmo potuto chiudere i conti il lunedì successivo in casa con l’Everest Galluzzo, terzo in classifica che, però, non poteva perdere quella gara per non rischiare il posto nelle coppe.

La tensione ci bloccò, dovevamo vincere, ma, dato il valore degli avversari, non potevamo buttarci allo sbaraglio con il rischio di essere colpiti in contropiede, l’arma migliore dell’Everest, ma proprio all’ultimo minuto di aprì un varco sulla sinistra, la palla buona era sul sinistro del nostro bomber Mechini che non si fece pregare ed esplose un gran tiro in diagonale, sembrava fatta, ma il portiere dell’Everest e della Rappresentativa di quel tempo, Checcucci, si allungò in volo, sfiorando appena la palla, ma di quel tanto che bastò per farla sbattere contro la traversa, strozzandoci l’urlo della vittoria in gola. Subito dopo l’arbitro fischiò la fine, eravamo smarriti, primi in classifica con due punti di vantaggio, ma sapevamo che il venerdì successivo l’Antella avrebbe giocato contro il Barsanti, ultimo e già retrocesso e che gli sarebbe bastato vincere con due gol di scarto per laurearsi campione. Passammo quattro giorni di tensione altissima, non dipendeva più da noi, potevamo sperare solo in un miracolo e, come in processione, ci ritrovammo tutti sulle tribune scassate di Ugnano a tifare per una squadra che poteva regalarci un sogno. I giocatori del Barsanti, 11 contati, rimasero stupiti dal qual gran tifo per loro e, come per ricompensarci dei nostri incitamenti ce la misero tutta a dispetto delle motivazioni in campo.

Verso la fine del primo tempo passarono addirittura in vantaggio, ma la strada era ancora lunga, i minuti sembravano ore e la pressione dell’Antella era sempre più asfissiante anche perché il Barsanti era rimasto in dieci soli uomini. Il paraggio arrivò a cinque minuti dal termine, mentre l’arbitro pensò bene di regalare un rigore all’Antella all’ultimo minuto, con il quale passò in vantaggio per poi concedere ben 6 minuti di recupero; “terribili attimi di tensione sfociati poi in una gioia liberatrice al fischio di chiusura con i giocatori del Barsanti che venivano a ringraziarci alla rete senza neppure sapere chi eravamo e noi che ringraziavamo loro.  Questi sono ricordi indelebili nella memoria, un finale di campionato così neppure un maestro del Trilling se lo sarebbe immaginato: il campionato fu nostro per una sola rete di differenza dopo 9 mesi di partite, ma credetemi è bello vincere così!

Concludemmo la stagione con un terzo posto nelle finali regionali, facendo ottima figura, ma non riuscimmo a qualificarci per la finalissima, perché arrivammo stanchi alla semifinale di Mologno, in Garfagnana, posto quasi impossibile da raggiungere.

  1. I Regionali come la Champions League

In questo stupendo periodo eravamo inoltre seguiti sempre ed incitati da un gruppo di tifose (mogli,  fidanzate ) che avevano formato un gruppo chiamato le “Bad Girls” e sfidando intemperie, freddo e quant’altro erano sempre al nostro fianco e gioivano insieme a noi. Ma il contributo più importante le donne non lo danno sugli spalti dei campi di gioco, bensì nel comprendere ed incoraggiare le passioni dei propri uomini anche a costo di sacrifici nella vita di coppia. Parte del merito dei nostri successi va anche a loro.

Cap. 12

I pionieri lasciano.

Molte cose erano cambiate rispetto alla squadra della fine degli anni ottanta e dei primi anni novanta, il Vieusseux assomigliava ora molto di più ad una vera squadra di calcio che ad un gruppo di amici che giocano insieme a calcio.

La tecnologia aveva fatto la sua comparsa con un sito Internet, dove erano contenute tutte le informazioni sugli atleti, con tanto di foto e caratteristiche tecniche, dei tecnici, dei dirigenti, delle statistiche e di altro ancora; le trasferte in regione si facevano in pulman vestiti con la tuta di rappresentanza e tanto di sponsor, le discussioni erano sempre più tecniche ed i risultati sempre più importanti.

Alla fine di quella stagione, alcuni storici giocatori, decisero di lasciare la squadra, non senza qualche piccola polemica. Al momento non potevo essere d’accordo con loro, perché la dimensione della squadra era effettivamente cambiata e non potevamo tornare indietro, ma in cuor  mio li capivo, pur vittoriosi, pur avendo dato il loro contributo, non erano più felici come una volta e così il “baobab” Riccardo Bellini, il lunatico Marzio Bianchini, “Uccellone” Stefano Gabbrielli ci lasciarono con il loro carico di centinai e centinaia di partite ed allenamenti. A loro un ringraziamento particolare per tutto quello che hanno dato al Vieusseux in tanti anni.

A questo punto del gruppo dei pionieri rimangono solo il sottoscritto, l’eterno Capitano Fabio Stellini, l’inossidabile Ragno Stefano Rausse, ma il Vieusseux  sarebbe comunque andato avanti..

Cap. 13

La parabola discendente.

Dopo aver raggiunto il traguardo più ambito, lo scudetto di 1a serie, ed aver partecipato con onore alla fase finale del campionato di eccellenza regionale (terzi) il Vieusseeux viene considerato da tutti “gli addetti ai lavori” come una grande del panorama calcistico Aics, tanto che  Federazione mi incarica di selezionare la Rappresentativa, ovvero una sorta di Nazionale. Per me si tratta di una soddisfazione immensa che devo però esclusivamente  a tutti i ragazzi che mi hanno dato questa opportunità: senza il loro rispetto, il loro impegno e le loro prestazioni nessuno si sarebbe accorto di me.

Nonostante abbia cercato di essere imparziale, molti elementi del Vieusseux vengono convocati per gli stages in vista del Torneo Nannotti da disputarsi a Pisa. Alla fine saranno in cinque ad essere presenti in quell’ occasione: il capitano Stellini, il vicecapitano Venturini, l’estroso Gallori, , l’utilissimo Bazzoli ed il bomber Mechini e tutti contribuiranno, assieme agli altri naturalmente, alla splendida vittoria nel suddetto Trofeo. Per la cronaca la gara con Pisa fu vinta per 2 – 1 grazie ad una doppietta di Mechini.

Ma qualcosa nella squadra cominciava a scricchiolare, nonostante un bel quarto posto nella stagione successiva, infiorettato dalla memorabile vittoria all’ultima giornata con i neo campioni sino ad allora imbattuti del Circolino, e nonostante un altro terzo posto nella Coppa Toscana; affioravano episodi di nervosismo senza apparente motivo tanto che si parlava spesso di “vene intasate”. Poteva sembrare tutto normale per una squadra di calcio come la nostra, ma avevo la percezione che stesse succedendo qualcosa di strano. E’opinione comune che i risultati di una squadra nascono dall’unità del gruppo, dall’armonia che regna dentro lo spogliatoio oltre che dalle doti tecnico tattiche e così anche noi non abbiamo fatto eccezione a tale regola, tanto che l’anno dopo abbiamo raggiunto un faticoso ottavo posto con la salvezza matematica raggiunta alla penultima giornata e dopo mille peripezie, discussioni, riunioni  carbonare alla “Guerrina” per parlare e cercare di raddrizzare la luna storta del bomber Mechini che dava sempre più spesso segni di insofferenza . Memorabile un litigio proprio tra me e lui in un dopo partita alla Posada, pizzeria in Via Pistoiese, che portò il Mechini ad una auto sospensione di un paio di partite, ma che di fatto segnò la fine di un amore (calcistico) che sembrava eterno.

E così alla fine della stagione ci fu l’addio del bomber Mechini che per scelta di vita, decise di andare a giocare nella squadra di Montefiridolfi, dove si era trasferito a vivere da un annetto insieme ala sua compagna.

Premesso che Mechini sta al Vieusseux comea Batistuta sta alla Fiorentina, che i suoi goal ci hanno portato, insieme a tante altre componenti, a vincere tutto o quasi, che Andrea sentiva la squadra come pochi altri e ha dato tantissimo anche fuori dal campo, mi rimane qualche dubbio sulla sua decisione, forse chi non lo conosce come l’ho conosciuto io, forse chi non ha certe priorità di tipo calcistico nella vita può anche pensare che in fondo quella decisione rientra nella logica, ma io non ci credo del tutto o forse,  meglio,  non ho capito tutto…

Comunque grazie immenso bomber !

Insieme al Mek c’è un altro abbandono eccellente, quello di Jonathan Gallori purtroppo questo per motivi fisici. Giongi ha lottato per mesi contro i suoi problemi, ha provato in tutti i modi a continuare, ma poi si è dovuto arrendere e credo che gli sia costato moltissimo: lui è nato per giocare al calcio e ci ha deliziato per anni con le sue giocate fantastiche.

E per finire hanno mollato anche lo Zanga per motivi anagrafici, il Biondo Galaverni per motivi di cuore che lo hanno portato a trasferirsi a Milano ed infine il ringhioso Alessio Andreozzi, mediano di grande grinta e cuore.

Ed allora contiamoci……….

Cap. 14

Si volta pagina.

Mi ero convinto che andava dato uno scossone   alla squadra o, meglio, a ciò che era rimasto di quella splendida squadra che aveva dominato in Campionato ed in Coppe varie per lungo tempo.

Ci trasferimmo dal Viale Malta a Rifredi, arrivarono dodici/tredici ragazzi nuovi, per lo più giovani e cercammo con loro di riformare un gruppo sapendo che le difficoltà sarebbero state notevoli.

Il campionato non  ando’ come speravamo, episodi  sfortunati  e molti gravi infortuni  ci hanno privato di elementi fondamentali, forse gli unici in grado di poter cambiare le sorti di una partita con una giocata individuale,  come Lucio Bazzoli e Paolo Capoduri,  nei momenti e nelle gare decisive, ma siamo  rimasti comunque in gioco fino all’ ultima giornata, retrocedendo con l’onore delle armi e nel rispetto dei regolamenti al contrario di altre società che ne hanno combinate, impunite dalla Federazione, di tutti i colori. Di  positivo, comunque, il fatto che si era riformata una discreta base per ripartire, come tante altre volte , con umiltà e pazienza.

Cap. 15

21 luglio 2003

Di solito nei libri di storia i capitoli che iniziano con una data rappresentano sempre qualche avvenimento che ha lasciato il segno: guerre, rivoluzioni, scoperte, nascite o morti di personaggi famosi, io so che questa data lascerà un segno indelebile dentro di me.

Alla cena di fine stagione, quasi non trovando le parole, ho comunicato alla squadra che, pur mantenendo inalterata la struttura della Società ed assicurando la continuità organizzativa ed economica, avrei lasciato la guida tecnica e sarei passato ad allenare altro club.

Che cosa era accaduto? Sicuramente la risposta stava dentro di me, anche se non lo avevo ammesso per settimane, io stesso avevo un po’ perso certi stimoli che per anni erano stati il mio punto di forza, non so se avrei avuto l’entusiasmo necessario per ricominciare e poi, proprio in questo particolare momento, mi  arrivò un ‘ offerta alla quale non ho saputo rinunciare. Solo il fatto che questa offerta mi fece da subito  vacillare, mi fece capire che era il momento si staccare dal Vieusseux per un po’, in altri tempi non avrei lasciato la squadra  neppure per il Real Madrid.

E così presi la sofferta decisione dopo una settimana di insonnia.

Ma il Vieusseux non sarebbe finito certamente qui, un gruppo di bravissimi ragazzi lo ha fatto ripartire, come è sempre stato e con le regole che ogni giocatore del Vieusseux impara sin dal primo momento in cui fa parte della squadra, ed anche grazie ad alcuni veterani come i fratelli Venturini, Ragno Russe e Maurino Alocci che si sono assunti questo compito con grande senso di responsabilità ed amore verso la maglia; il Vieusseux e sarà sempre una squadra diversa dalle altre, una squadra in cui tutti possono venire a giocare anche se non sono dei fenomeni, anche un portiere con i guanti da giardiniere ( Aldo Ambrosini ndr…) in cui ognuno può sentirsi importante per quello che è e non per come gioca a calcio, una squadra che ha unito già due/tre generazioni (si parla di vite calcistiche naturalmente), dove chiunque vi abbia giocato anche una sola partita può rientrare e sentirsi a casa, una squadra immortale !!

Al momento non sapevo se avrei allenato mai più questa squadra, sapevo solo che  se lo avessi fatto  tra due, cinque, dieci anni lo avrei rifarò con l’entusiasmo di venti anni prima, era una promessa prima di tutto a me stesso.

Cap. 16

Il Capitano.

Credo sia giusto e doveroso dedicare un capitolo a colui che unanimemente ed ormai da molti anni, anche se oggi di fatto non lo è più, è riconosciuto come l’anima pulsante all’interno del Vieusseux: Fabio Stellini.

Tutti coloro che sono passati dal Vieusseux hanno di lui un ricordo indelebile per il suo impegno, la sua disponibilità e la sua sensibilità che ne ha fatto, oltre che il Capitano in campo, anche il vero collante dei gruppi che si sono succeduti negli anni. Lui ha accolto tutti, bravi e meno bravi, con lo stesso entusiasmo, li ha fatti sentire a proprio agio ed ha dato loro un esempio per impegno e correttezza. E’ l’unico giocatore nella storia del Vieusseux che, arrivato al mitico traguardo delle 500 partite ufficiali, ha avuto l’onore di veder ritirata la Sua Maglia n. 8. Chi sta nel calcio sa che questo è un onore, meritatissimo, che spetta a pochi. Oggi lui è con me, non so bene perché abbia fatto la mia stessa scelta, ma ne sono onorato e capisco ogni giorno di più la sua importanza anche da non giocatore, ma il suo amore per il Vieusseux rimane intatto e so che farà ancora molto per la “squadra”. Insieme abbiamo diviso gioie e delusioni, vittorie menorabili e sconfitte brucianti, abbiamo accolto dozzine di nuovi cercando di farli sentire subito a proprio agio, abbiamo mangiato centinaia (forse migliaia) di pizze e tante altre ancora ne mangeremo;

Grazie  ! Ed è poco per Te unico “Capitano” !

Cap. 17

Il Ragno, “ fenomeno da studiare “.

Stefano Rausse, classe 1957, detto ragno può essere considerato oggi come “l’ultimo dei Moihani”, ultimo baluardo del primo Vieusseux. Se lo vedi oggi sembra lo stesso di venti anni fa, come se per lui il tempo no fosse mai passato. Giocatore titolare da sempre senza esserlo mai, lo potevi tenere fuori per 10 partite per poi schierarlo tranquillamente in una gara importante dove avrebbe sicuramente ben figurato. Ragazzo di poche parole ma di molta sostanza che ha raggiunto, meritatamente, le 500 presenze ufficiali: istituzione!

Cap. 18

Malati di calcio

Quando questo “Libro dei ricordi” sta per terminare ( nella prima stesura – gennaio 2004), l’esperienza che il sottoscritto insieme al “capitano”  Fabio Stellini stanno vivendo in quel di San Felice sta portando a galla quella che è stata la vera forza del Vieusseux per venti anni : la malattia per il pallone. Pur  avendo oggi un gruppo forte, formato da atleti esperti e da giovani tecnicamente fortissimi, pur riconoscendo loro un impegno ed un rispetto per regole e ruoli assolutamente irreprensibile, pur avendo alle spalle una Società di altissimo spessore organizzativo ed umano, si ha sempre l’impressione che il calcio non sia (forse giustamente) al culmine delle priorità di tutto l’ambiente. Quello che accadeva prima delle sfide più importanti del Vieusseux, la tensione che attanagliava tutti i giocatori che potevo testare giorno per giorno se non ora per ora, non è ancora presente dentro e fuori dallo spogliatoio e, nonostante i nostri tentativi per portare il metodo “Vieusseux”, forse non vi sarà mai..

La riprova è che a tutt’oggi  molti giocatori ex Vieusseux  sono ancora sui campi di gioco nonostante l’età:

Filippini (38) , Gabbrielli (40) e Rialti (37) nella Speranza 1° cat Aics;

Barsanti (40) nel Serpiolle 1° cat. Arci

Bianchini (45) Amatori prov. Empoli

Mechini (37) Montefiridolfi Eccellenza Aics

Lotti (38) è in attesa della seconda operazione al ginocchio per tornare a giocare

Marsicola (45) e Teodorosi (41) sono impegnati da anni nel calcetto

Bellini (41) allena il Pian di San Bartolo eccellenza Arci

Stellini (41) è il vice allenatore del San Felice ad Ema Eccellenza Aics, ma potrebbe giocare ancora…

Venturini R. (39),, Venturini A. (41), Montelatici (38), Alocci (49), Russe (46) nel Vieusseux Promozione Aics

Bazzoli (37) nel San Felice a Ema Eccellenza Aics

Il tutto sfidando le leggi della natura.

E se questo non vuol dire essere malati……fate Voi!!

Cap. 19

Mister, mestiere difficile, ma affascinante.

Fare il Mister è un compito molto particolare che ti consente di esercitare un potere decisamente ambito per gli appassionati di calcio: fare le scelte e decidere le tattiche di gioco, ma spesso ti costringe anche a delle decisioni dolorose ed a volte umanamente ingiuste in funzione di un risultato da raggiungere, tanto che mi viene sempre in mente una profezia fatta anni fa da una persona di calcio molto più anziana di me: “ricordati, mi disse, l’allenatore è destinato ad essere un uomo solo”. Posso dire che in parte questo è vero, perché molte persone possono giudicarti e possono comportarsi con te in funzione delle scelte che li riguardano direttamente, ma ad oggi posso affermare che se i ricordi contenuti in questo racconto toccheranno i sentimenti di chi avrà la pazienza di leggerlo, mi sentirò ancora nel gruppo, non solo, ma accanto ad ognuno di quei ragazzi che hanno fatto la storia del Vieusseux, “ la squadra dei sogni “.

Fine prima parte (gennaio 2004)

Seconda parte

Cap. 20

Il Vieusseux del terzo millennio.

Durante i due anni di auto esilio in quel di San Felice assieme al fido Fabio Stellini, la squadra  ha una mutazione generazionale, al gruppo dei vecchi si aggiungono alcuni ragazzi del sud, per lo piu’ studenti, che rappresenteranno in seguito linfa vitale per la Societa’, Stefano Vincelli, Pucci e Gaetano Liperoti, destinato a diventare  l’erede naturale del bomber Mechini e, con ogni probabilità’, a superarlo in quanto a realizzazioni, cosa che nessuno poteva ipotizzare sino a qualche anno prima.

Il secondo anno  (2004/05), dopo che Alessandro Venturini lasciò la carica di mister, chiamai sulla panchina del Vieusseux Claudio Rossi, che aveva concluso la propria esperienza alla Floriagafir dalla quale portò’ ottimi elementi come Patrizio Zeroni, Stefano Amato, Fabio Innocenti, Silvano Piari, Francesco Catania, che andarono a rinforzare un collettivo gia’ molto buono.

La squadra si compattò’ ben presto ed ottenne una immediata promozione in prima serie trascinata dal nuovo bomber Liperoti, autore di ben 36 reti in quella stagione. In questi anni la colonia di ragazzi del sud, prima studenti e poi laureati, aumentava costantemente di numero; arrivarono in rapida successione Donato Calderoni, veloce esterno sinistro, Davide Pucci, centrale potente e tecnico Domenico Trimboli, centrocampista dai piedi buoni e con la stoffa del leader, i quali andarono ad aggiungersi al già’ citato Gaetano Liperoti, a Donato Sabato ed al capostipite di tutti loro, ovvero Stefano Vincelli, gia’ in rosa dal 2002/2003.

In concomitanza con la  fine di quella stagione vittoriosa che riportò il Vieusseux in 1° serie, il sottoscritto e Fabio Stellini decidemmo di concludere la nostra esperienza, comunque positiva,  a San Felice per “tornare a casa”. Lasciammo un gruppo che ci voleva bene e che in due anni si era stato  quasi  del tutto “convertito”  alla nostra mentalità “Vieusseux”.  In due soli anni il metodo”Vieusseux” aveva fruttato un terzo posto con il record assoluto di punti nella storia del San Felice  (65) ed una  prestigiosa  finale regionale persa di misura (1-2) con il quasi imbattibile Circolino di quei tempi.

Naturalmente ripresero la strada di casa anche Paolo Capoduri e Luciano Bazzoli, 3, dopo una lunga trattativa estiva, si materializzo’ anche il ritorno nel Vieusseux dello storico bomber Andrea Mechini. Inoltre, durante la preparazione precampionato, arrivo’ anche un ottimo portiere come Luca Caputo che avrebbe prima affiancato e poi superato nelle gerarchie del Mister, il buon Federico Acciai detto “Accio”.

La rosa della squadra si presentava, obiettivamente, molto competitiva, soprattutto nel reparto avanzato, ma forse priva di un’amalgama perfetta e con molti elementi senza la necessaria esperienza per affrontare un campionato impegnativo come quello dell’ Eccellenza Aics, con ambizioni di successo.

In quella prima stagione il mio ruolo e quello di Fabio Stellini era abbastanza defilato, eravamo sempre sul campo, ma, anche per rispetto e riconoscenza verso  il Mister della promozione, Claudio Rossi, lasciammo allo stesso la conduzione tecnica della squadra. I risultati erano abbastanza buoni, la squadra raggiunse ben presto una posizione tranquilla di classifica ed in definitiva disputò un discreto campionato senza acuti, ma anche senza stecche.  I miei discorsi  alla squadra da Presidente  “atipico”  erano, come sempre,  improntati  alla ricerca dell’unita’ del gruppo, ma non di rado mi sentivo quasi un estraneo ” a casa mia “, un po’ fuori  dalle dinamiche dello spogliatoio. Situazione strana, ma anche comprensibile’: in fondo molti dei nuovi ragazzi vedevano me e Fabio per la prima volta, non potevamo pretendere che avessero una memoria storica,  la stessa sensazione la provava Fabio Stellini che in pochi riconoscevano per quello che era, ovvero il “Capitano” di sempre.

Il rendimento dela coppia di  superbomber Mechini e Liperoti non fu all’altezza delle loro potenzialita’, diciamo che, il primo seguiva il vecchio corso ed il secondo  il nuovo, quindi…

quindi, prima che la stagione terminasse, comunicai a Claudio la mia intenzione di riprendere  in prima persona la guida tecnica della squadra, ma forse i tempi non erano maturi e, di fronte al rischio di una quasi inevitabile  spaccatura del gruppo, dopo  vari colloqui ed intense trattative fu raggiunto un compromesso che appariva una vera e propria scommessa: una guida congiunta della squadra, esperimento difficilissimo da attuare nel calcio. Fabio fu riportato al suo ruolo di “secondo” effettivo e gli fu affidata la preparazione atletica.

Cap. 21

Una Panchina condivisa.

Il Vecchio bomber Andrea Mechini riprese la strada di Montefiridolfi fermando il suo score di marcature a quota 226, ma di fatto liberando il nuovo bomber Gaetano Liperoti da ogni condizionamento e scatenando la sua fame insaziabile di gol.

Le successive quattro stagioni sono state affrontate   con una co-gestione tecnica che ha funzionato oltre le previsioni grazie ai continui contatti tra me e Claudio, naturalmente ognuno dei due doveva rinunciare a qualcosa di proprio, ma sostanzialmente le decisioni importanti venivano sempre condivise. Veniva impostato il modulo tattico e su quello si lavorava dando  al gruppo sempre l’impressione che le nostre idee collimavano; non vi è mai stato contrasto sulla formazione da mandare in campo o sulle sostituzioni da effettuare, anche se queste potevano non essere tempestive, ma necessitavano di una minima consultazione. I risultati sono stati buoni, pur senza però mai raggiungere le prime tre posizioni di classifica  , in vari momenti ci siamo trovati a ridosso delle primissime, concludendo poi le stagioni in posizioni medio alte.

Il clima all’interno dello spogliatoio era sempre sereno, alcuni nuovi arrivati no portato valori tecnici e umani importanti come Pietro Maccioni, ragazzo splendido dal carattere solare e dalla tecnica sopraffina, posso tranquillamente affermare che per la prima volta ho rivisto un giocatore bravo come lo era Jonathan Gallori ai tempi del Grande Vieusseux , campione del 2000, , i fratelli Nicola e Domenico Pasquale, forti e bravi a fare gruppo, Giampiero Marinelli, giovane difendore con ampi margini di miglòioramento Alfonso Benedettino, un po’ in là con l’età, ma dotato di grande tecnica individuale, molto estroso nel suo look, estate ed inverno da “Miami beach” , Andrea Ranieri detto “piccolo Tevez”, terzino destro magro come un acciuga, ma tignoso e simpatico come pochi,  mentre saliva il rendimento e la personalità del Trimboli, a volte un po’ troppo “Professore”, ma vero perno del centrocampo e reggevano, anzi miglioravano i vecchi ragazzi arrivati poco dopo il 2000 come Marchino Romagnoli, Stefano Matteucci e Simone Rogai.

In questi anni il gruppo si è cementato anche grazie ad alcune trasferte goliardiche ( il calcio era ovviamente un pretesto ) a Rimini, dove alcuni baldi giovani ed altri esperti marpioni si sono cimentati in partite dall’agonismo “esasperato” e poi soprattutto in enormi abbuffate per poi terminare le serate in locali e discoteche della “Riviera” romagnola dove hanno spopolato………???

Ogni fine anno per tradizione la stagione si concludeva con una mega cena nella casa di campagna di Marco Zeroni e la gentile consorte Rosa a Dic